Era arrivato nel 2016, al gong del mercato. Ha lasciato i granata dopo due stagioni: Mirko Valdifiori ha appena incrociato il suo recentissimo passato, domenica al Grande Torino. Sarà un destino suo, sarà che la tendenza a chiudere gli affari all’ultimo resta forte, sta di fatto che anche questa volta si è trasferito in coda al mercato (il 16 agosto, appunto traslocando da Torino a Ferrara). E pochi giorni dopo, il 2 settembre, è tornato in uno stadio che lo aveva applaudito con forza, a cavallo di quel periodo con Mihajlovic quando il Toro batteva in serie la Fiorentina e la Roma.

Ma quale è stato il bilancio di questi due anni in granata, per Valdifiori?

«La prima stagione era iniziata molto bene, con Mihajlovic si era creato il giusto feeeling. Nei primi sei mesi abbiamo stabilito il record di punti e battuto un paio di grandi del campionato, poi la flessione di gennaio e febbraio ci ha tagliato fuori dall’Europa. Nella seconda parte della stagione ho giocato meno, per quel problema ai piedi di cui avevate parlato voi e perché Mihajlovic è passato alla mediana a due. Quando il mister è tornato a 3 ho nuovamente avuto le mie chance, poi con Mazzarri ho giocato meno, ma lui con me è stato sempre chiaro, anche a quattr’occhi. A Torino sono tornato volentieri, l’applauso dei tifosi mi restituisce qualcosa dal punto di vista umano, è gratificante».

Lei, Schiattarella, i portieri Gomis e Milinkovic-Savic, Antenucci, Bonifazi e Kurtic: quanto si parla di Toro, nello spogliatoio della Spal?

«Beh, c’è un’anima granata, per quanto domenica tutti quanti avremmo voluto vincere. Però sì, siamo in tanti con un trascorso nel Torino, ne parliamo».

Tra di voi si sta confermando ad altissimi livelli Lazzari, per velocità, tecnica e lettura tattica nella doppia fase: lo vuole il Toro, lo vogliono tante altre, lei che lo vede da vicino che ne pensa?

«Ci credo che piace a tante, è un esterno completo che merita la convocazione e un lungo percorso in Nazionale. In allenamento nei 20 metri è bruciante. Sì, Lazzari è un calciatore che fa la differenza e che la Spal è ben contenta di godersi».

Di un Toro appena incrociato che cosa pensa?

«Cairo vuole realizzare qualcosa di importante: era già forte e adesso si è ulteriormente migliorato con gli arrivi di Zaza e Soriano. Ha tutto per giocarsela fino in fondo, in ottica qualificazione europea».

La Spal, per investimenti estivi e continuità con il progetto Semplici sta ugualmente crescendo: siete da primo posto della classifica di destra?

«Ci va benissimo la salvezza, questo resta l’unico nostro obiettivo. Vero che la squadra è ben costruita, e anche contro il Toro si è visto. Sirigu ha compiuto un paio di interventi decisivi».

Anche l’ex granata Gomis, ha meritato voti alti?

«Pure Alfred è stato bravo, sì. E il Gallo è tornato ad avere fame. Quando Belotti sta bene e sente la causa diventa un centravanti incontenibile. La coppia con Zaza è interessante».

Nella Spal assieme a Paloschi e Petagna c’è il 34enne Antenucci, pure lui un ex Toro da 11 gol al primo campionato di serie A intero disputato.

«Ha trovato la dimensione ideale a Ferrara. E’ un attaccante importante, ha segnato in ogni categoria e adesso sta dimostrando di avere numeri anche da massima serie».

Mihajlovic, Mazzarri, Semplici: un bel caleidoscopio di allenatori?

«Sì, sono molto diversi. Ho avuto rapporti onesti con i due predecessori, ma adesso ho parlato con Semplici, vuole proporre un modulo che contempla il regista, la circolazione di palla, una soluzione che si adatta la mio modo di giocare. Sono felice, per la porta che mi si è spalancata davanti nella Spal».

Quanti punti porta in dote Sirigu, a campionato?

«Un top player assoluto, vale 8, 10 punti. In estate ha avuto sondaggi da parte di club che fanno la Champions (il Napoli, ndr), ma ha deciso di sposare la causa: ottimo colpo, per il Toro. Una squadra forte, che a Sirigu aggiunge N’Koulou e Baselli, Belotti e Iago Falque».

Si sarebbe atteso la partenza di Ljajic e Niang?

«Adem pensavo sarebbe rimasto. E’ un giocatore che fa la differenza, sarebbe stato utile, ma ha deciso di andare al Besiktas e a lui va il mio “in bocca al lupo”. M’Baye ha cercato una squadra dove giocare 30 partite, visto che nel Toro sarebbe stato un po’ chiuso da Zaza e Belotti».