«Per fortuna non mi chiamano più il Messi di Cipro, è un soprannome che non mi è mai piaciuto perché nessuno potrà essere come lui». Grigoris Kastanos, centrocampista di qualità della Juventus Under 23, alle etichette preferisce gli esempi e negli ultimi mesi ha conosciuto da vicino l’altro marziano: Cristiano Ronaldo. A Bergamo, lo scorso 26 dicembre, il 21enne di Nicosia ha avuto la fortuna di essere aggregato alla squadra di Massimiliano Allegri proprio nell’unico giorno in cui CR7 iniziava dalla panchina: «E’ stato emozionante, ma di Cristiano mi ha impressionato di più il dopo partita. Quando siamo rientrati a Torino, tutti siamo andati a casa. Tutti tranne Ronaldo: mentre lasciavo il centro sportivo ho visto Cristiano che entrava in palestra. Aveva segnato il gol decisivo per il pareggio contro l’Atalanta, ma si è andato ad allenare lo stesso. Come dico a Cipro, che mi riempono di domande sulla Juventus, Ronaldo e Chiellini sono due esempi unici di professionalità».

Quanto sono importanti per lei?

«Per me è stato determinante tutto il mondo Juve. Quando sono arrivato a Torino avevo 16 anni ed ero molto pigro: adesso sono cambiato, qui ho conosciuto l’importanza di allenarsi bene. Stare alla Juventus è un sogno».

Ha paura che il sogno finisca senza riuscire ad arrivare in serie A con i bianconeri?

«Paura no, spero ancora di riuscire a diventare protagonista in prima squadra con la Juve. E’ il sogno di tutti noi dell’Under 23 e pure dei ragazzi della Primavera».

Lei, a differenza di molti suoi compagni, ha già giocato in serie A (col Pescara) ed è protagonista con la Nazionale maggiore (Cipro). Pensa di poter diventare lo Zaniolo della Juve?

«No, perché io sono Kastanos. E basta. Ho imparato l’importanza di vivere il presente senza pensare al passato o al futuro».

Il presente è la serie C, con la Juve Under 23. Pentito di essere sceso in Lega Pro nonostante le offerte dalla serie B?

«Io mi sento alla Juve, non in serie C. Sinceramente questo campionato non mi fa impazzire perché è poco tecnico e c’è molto agonismo. Sono tutte battaglie. Però io, dopo i problemi fisici che avevo avuto lo scorso anno, avevo bisogno di fiducia, continuità e qui la sta trovando. La Juventus mi ha rinnovato il contratto dimostrando di credere in me. Non mi sento un giocatore da C, ma la Lega Pro è una tappa che mi serviva per tornare dove ero a 18 anni: in serie A».

Nasce fantasista, ma poi ha giocato ovunque a centrocampo: qual è il ruolo che sente più suo?

«Giocare mediano, in mezzo al campo, come sto facendo ora mi piace molto perché tocco molti palloni».

Chi sono i suoi modelli di centrocampisti?

«Quando mi alleno con la prima squadra cerco di rubare qualche segreto da Pjanic. Apprezzo parecchio anche Matic del Manchester United».

A livello di Nazionale qual è l’avversario che più l’ha colpita dal vivo?

«Hazard. Quando l’ho affrontato in Cipro-Belgio, non l’ho mai vista… (risata). Hazard è un fenomeno, il migliore al mondo».

E Cristiano Ronaldo dove lo mettiamo?

«Cristiano fa parte di un altro pianeta: è un marziano».

Tornando sulla terra: dopo più di cinque mesi ha capito perché la Juventus Under 23 non riesce a decollare in campionato?

«Siamo un gruppo giovane e la maggior parte di noi lo scorso anno ha giocato poco causa infortuni: riprendere non è semplice. Stiamo migliorando. E comunque a me la classifica non interessa più di tanto. Guardiamola alla fine: i risultati arriveranno».

Sogna di segnare un gol particolare?

«Da centrocampo. Ci ho già provato tre volte: in due occasioni è andata male, nell’altra il portiere ha avuto un gran riflesso. Magari mi capita l’occasione buona contro l’Arzachena, ma non credo… Sono una squadra che difende molto attaccata alla porta. Comunque un bel gol l’ho già segnato, contro il Novara».

Dopo tanti anni alla Juventus, si sente più italiano o cipriota?

«Mi danno tutti del “calabrese” per via del mio accento quando mi esprimo nella vostra lingua… (risata). Diciamo che nel lavoro sono italiano, mentre fuori sono ancora cipriota. Un esempio? Voi state al bar cinque minuti, giusto il tempo di bere il caffè. A me, invece, piace starci di più: come siamo abituati a Cipro».