«I calciatori non alzano muri nella decurtazione degli stipendi. Non vivono su un altro pianeta, sanno bene quale è la situazione che li circonda. Ma una parte di questi soldi a cui rinunciano finisca nelle tasche dei giocatori di serie C e di serie D». Mario Giuffredi è uno dei signori del mercato. È il manager di una ventina di calciatori di serie A e tra questi Hysaj, Rui e Di Lorenzo, oltre a Veretout, Biraghi, Conti.

Giuffredi, il sistema calcio è a un passo dall’andare in tilt?
«Il momento è tragico, inaspettato per tutti, con un impatto economico ancora difficilmente quantificabile, anche se si dovesse tornare a giocare. Se poi il campionato finisse sarebbe una vera catastrofe. E allora tutti quelli che fanno parte di questo mondo devono capire che bisogna rinunciare a qualcosa. E tutti, ripeto tutti, lo hanno capito».

Ai calciatori viene chiesto di rinunciare ad almeno una mensilità.
«È corretto e giusto per lo scenario attuale e per quello futuro che ci sia un taglio dello stipendio dell’ingaggio. Fare a meno di una mensilità significa lasciare ai club della serie A una grossa cifra. E i calciatori non pensano di alzare muri, nessuno dei miei né nel Napoli né altrove ha mai fatto cenno a chissà quali opposizioni. Ma i calciatori pensano che sia giusto che queste loro decurtazioni debbano essere destinate non solo ad abbattere i costi delle società».

Cosa sarebbe giusto fare?
«Sarebbe corretto e necessario aiutare i colleghi del calcio minore. Una parte degli stipendi che i giocatori della serie A si tagliano deve andare alle società e leghe di C e di D, per consentire ai calciatori che con quello stipendio magari sopravvivono di poter andare avanti».

La sola Serie A spende in ingaggi una cifra stimabile in 1,5 miliardi di euro. Un mese di taglio consente di risparmiare circa 125 milioni.
«Appunto. E allora, un’altra parte di questa cifra vada a sostegno della sanità. Senza dimenticare che la rinuncia del calciatore dovrebbe servire anche ad evitare la cassa integrazione del dipendente del club, ovvero a contribuire a raggiungere lo stipendio pieno».

Tutti d’accordo?
«Faccio fatica a immaginare che ci sia chi dica no. Ma nessun club e nessun presidente si deve prendere la mano con tutto il braccio approfittando di questa situazione. I giocatori se sanno che hanno un presidente in buonafede sono i primi ad andargli incontro. Non ho sentito nessuno lamentarsi se questo mese lo stipendio non arriverà. Ma certo, non si può pretendere di chiedere la rinuncia a 4 mesi come da accordo collettivo in Lega Calcio. Ecco, quello è un caso di prendersi il braccio con tutta la mano…».

I club stanno già trattando?
«Chi in una maniera chi in altra tutti si stanno confrontando. In un clima di grandissima comprensione. E non parlo solo dei miei giocatori con cui sono stato chiaro fin dall’inizio su quello che era giusto fare».
Questo è un bel segnale.
«L’errore è stato fatto da chi, fin dal primo giorno di stop, ha pensato il contrario. Nessuno sapeva se si riprendeva ed eventualmente la durata dello stop ma già parlavano degli ingaggi da decurtare. Molti si sono sentiti attaccati perché messi in cattiva luce solo perché categoria privilegiata».

Peraltro mostrando grande professionalità.
«Parlano di ferie in questo periodo ma non mi pare che stiano in ferie: si allenano, seguono le indicazioni dei club, non si allontanano senza autorizzazione. E attendono le autorità sanitarie per capire come e quando tornare ad allenarsi».

Fonte – Il Mattino