Cristiano dentro. Semplicemente perché dentro Biraghi, domenica notte, c’era il fuoco. Il primo gol in azzurro alla presenza numero tre, spacca Polonia e cancella incubi (la retrocessione in serie B). Storia di un girovago, anni 26, terzino mancino che più mancino non si può. Tifoso dell’Inter da dove andò via e dove vorrebbe/potrebbe tornarci. Ora se lo gode la Fiorentina perché ha avuto l’intuizione, 15 agosto 2017, quando gli altri lo avevano scaricato come se fosse un ingombro. Il suo agente è Mario Giuffredi, lo stesso di Conti, Hysaj e Mario Rui, lo stesso che alle 23 e dintorni di domenica ha ricevuto un sms di Sara. Non intendiamo violentare la privacy, si tratta di cose belle. «Ciao Mario, sono la moglie di Cristiano. In questa sera così speciale ti scrivo non soltanto per ringraziarti, ma per averlo spronato, l’hai reso un uomo che gioca a calcio. Nelle sue scarpe c’è sempre umiltà e determinazione». Testuale. Sara è la signora Biraghi dallo scorso giugno: si sono sposati a Verona, lì si erano conosciuti in una delle tappe del ragazzo che era finito persino in Spagna, al Granada e nella Liga, quasi come se avesse dovuto riprendere la rincorsa per tornare nel calcio che conta. Giuffredi ci aiuta nell’excursus di un mancino che è rinato rifacendo la gavetta quando pensava di esserne fuori. «E’ stato uno dei mio primissimi calciatori: anno 2010, i tempi della Juve Stabia. Avevo Erpen, un esterno offensivo, e ho conosciuto Cristiano. Un rapporto lavorativo perfetto, non ci siamo più lasciati».

POKER DI ARTEFICI. «Biraghi deve essere grato a quattro persone. Stefano Marchetti, Massimo Oddo, Pantaleo Corvino e Stefano Pioli. Il dg del Cittadella ha creduto in lui quando tutti sospettavano che fosse un pacco. Oddo l’ha rilanciato a Pescara, puntando sulle sue qualità senza alibi. Corvino me l’ha chiesto il 15 agosto del 2017, una trattativa assurda per la velocità. Eravamo entrambi al mare a Pescara, Corvino mi telefonò per chiedermi “cosa pensi del tuo terzino?”. Pensavo si riferisse a Zampano, invece voleva Biraghi. Rintracciai Cristiano, gli dissi di firmare i documenti e gli sussurrai “ti ha preso il Cagliari, siamo d’accordo”. E gli snocciolai le cifre. Volevo preparargli una sorpresa, lui era già entusiasta di restare in serie A. Quando gli comunicai che si trattava della Fiorentina, per poco non perse i sensi. Corvino ci ha messo la competenza e il fiuto. Pioli ha tirato fuori il meglio, un capolavoro. Altri due allenatori stravedono per Cristiano, sono Gattuso e De Zerbi. Io con loro mi sono confrontato spesso, il Milan ci aveva pensato nella precedente gestione, ma adesso è giusto che Biraghi si goda il momento. Siamo vicini al rinnovo, grati alla Fiorentina, attuale scadenza 2021. Per me è il nuovo Grosso, seguitelo con attenzione: stesse movenze, stessa corsa, stesso piede. E crescerà ancora».

ASTORI NEL CUORE. «Vi svelo un segreto. La vicenda lo ha così toccato che fatica a parlarne. E’ come se fosse una fede, vorrebbe tenere tutto dentro, poi è normale che lo bombardino di domande dopo quella sua esultanza, lo sguardo commosso al cielo e il numero 13 mimato con le mani. Cristiano si rivede in Davide, era rimasto stregato dal suo comportamento, dagli atteggiamenti, dalle lezioni di vita. E ha avuto una spinta interiore enorme, bella, tutta sua».

IL CAPITOLO INTER. «Ausilio non l’ha bocciato, sarebbe una sciocchezza pensarlo. Semplicemente perché Cristiano non era pronto, gli mancava la personalità che ha affinato con Pioli. L’Inter non ti aspetta a vita: o ci sei, oppure il rapporto finisce. Se può ricominciare? So che lo stimano molto, lui è tifoso nerazzurro, ma ora precedenza alla Fiorentina. E la sua famiglia, eccezionale, non ha creato problemi nei momenti di difficoltà: neanche una parola fuori posto, il suo tour accettato senza protestare e malgrado qualche porta sbattuta in faccia. Sarà contenta la sorella Giorgia, fidanzata con Bagheria, portiere 2001 del Parma. A me Cristiano deve minimo tremila euro di risarcimento danni. Domenica ero ad Ischia, ho forzato perché il traghetto delle 19,30 partisse con dieci minuti di anticipo. Il tempo di arrivare a Napoli e guardare Polonia-Italia a casa di mio zio. Sull’ultimo angolo di Insigne ho abbassato lo sguardo isolandomi: mi è venuto da pensare a Lorenzo, ho un ottimo rapporto, è un ragazzo buono e altruista, oltre che grande calciatore. Non so, ma sentivo che… Ho riaperto gli occhi perché i miei parenti si sono messi a urlare al gol di Biraghi. Ho mandato tutto in frantumi: televisore, sedie, bomboniere… Ora paghi tu, Cristiano».

Fonte: Corriere dello Sport