Quante operazioni hai chiuso questa estate? Non me le sono contate, onestamente. Non lavoro pensando a quello che ho fatto, ma pensando a ciò che devo fare”. Lo dice e lo fa Mario Giuffredi, che mentre ci concede una intervista sul finire dell’interminabile sessione estiva di calciomercato è già al lavoro per capire e carpire esigenze dei club e dei suoi ragazzi. Il telefono squilla e la mente è già a quel che sarà: senza tracciare una linea, senza fare troppi bilanci.

Sei stato uno dei procuratori che in Serie A ha chiuso più operazioni.
“Ho lavorato, poi dovranno essere altri a giudicare la qualità del mio operato. A me personalmente, più che lavorare tanto, interessa lavorare bene. Perché si può anche lavorare tanto, ma male”.

Un lavoro da procuratore, non da intermediario. Due lavori ormai sempre più distinti.
“Ognuno ha delle attitudini. Io a fare l’intermediario non sono capace, penso di essere nato per fare il procuratore e il lavoro che so fare è questo. Condivido, sono due lavori diversi e chi fa il procuratore lavora per difendere unicamente gli interessi dei suoi assistiti, fino alla fine”.

Quella per Veretout una vera telenovela.
“Più che difficile, è stata la trattativa più snervante, quella che mi ha fatto incazzare di più per tanti motivi. Però quando poi si chiudono queste sono le operazioni che ti danno anche più soddisfazioni”.

Snervante anche perché c’erano tante squadre con cui discutere contemporaneamente.
“Il Milan, il Napoli e l’Olympique Lione erano le altre tre squadre che lo volevano, quelle più vicine. Poi ne erano uscite anche altre, ma io ho sempre detto che i giocatori devono andare dove veramente li vogliono. La Roma ha fatto l’impossibile per prenderlo”.

Cosa non ha funzionato lo scorso anno?
“Il vero Veretout è stato quello del primo anno in Italia, quando ha giocato con un play che era Badelj e lui che agiva da mezzala. Nell’ultima stagione ha fatto il regista e la stagione della Fiorentina è stata quella che è stata. In questi casi anche i giocatori più bravi vengono tirati dentro in un vortice pericoloso. Però, non possiamo dire sia stata una stagione negativa: ha fatto sei gol e io cerco sempre di guardare l’aspetto positivo. Lui ha doti di leadership e adesso mi aspetto possa guidare anche la Roma. Può accendere la luce all’Olimpico”.

Con Biraghi all’Inter hai semplicemente assecondato la volontà del giocatore di tornare a casa?
“Biraghi ha sempre voluto giocare all’Inter, fin da quando è nato. E’ stato lì da ragazzino e da quando è andato via ha portato avanti un percorso finalizzato al suo ritorno in nerazzurro. Voleva tornare alla casa madre e quando siamo andati in sede per la firma era ancora stonato. Come se non avesse ancora metabolizzato cosa stesse succedendo…”.

Durante le visite anche gli ultras gli hanno fatto visita.
“Tutta gente che lui conosceva da tanti anni. L’Inter per lui è tutto”.

Per tornarci ha faticato non poco.
“Io lo presi quando era alla Juve Stabia e non giocava. C’è un percorso molto lungo alle spalle, aveva bisogno di maturare, di fare esperienza. Di migliorare dal punto di vista della personalità e della mentalità. I vari step e le varie mazzate che ha preso durante questi passaggi gli hanno permesso di maturare e di tornare all’Inter”.

Ne avevi tre alla Fiorentina: Veretout, Biraghi e Laurini. E sono andati via tutti e tre. E’ un caso?
“No, affatto. E’ stata una scelta un po’ nostra e un po’ della Fiorentina. Quando le cose vanno male è giusto che un club faccia un repulisti generale. Una scelta che personalmente condivido. Poi anche i ragazzi dopo l’ultima stagione piuttosto pesante avvertivano il desiderio di cambiare aria”.

Operazione apparentemente più semplice quella che ha portato Di Lorenzo al Napoli.
“Di Lorenzo è stata la prima operazione ufficiale, svincolati a parte, di questa finestra di calciomercato. E’ stata una operazione molto veloce perché su di lui c’erano tantissimi club, ma il Napoli è stata avvantaggiato dal fatto che io volessi portare via Hysaj e per portarlo via dovevano avere un sostituto già pronto”.

Sei napoletano e tifoso del Napoli?
“No, io tifo i miei ragazzi. Quindi il Milan quando gioca Conti, l’Inter quando gioca Biraghi o il Napoli quando gioca Di Lorenzo. Poi certo, tifo la mia città: la napoletanità”.

Come mai tra i tuoi assistiti ci sono principalmente terzini?
“Perché voglio diventare un procuratore povero, i terzini sono quelli ti fanno guadagnare di meno… (ride, ndr)”.

Però sul mercato ce ne sono pochi, quindi sono anche i più richiesti.
“Scherzi a parte, il punto è proprio questo. Cerco di analizzare i ruoli che sono più ricercati. Di attaccanti ce ne sono tantissimi, di centrocampisti pure. Di terzini invece ce ne sono pochi, così come di difensori mancini. Se prendi dei giocatori bravi in dei ruoli in cui c’è carenza ti viene più facile fare il mercato”.

Un passo indietro: hai detto di aver portato Di Lorenzo a Napoli per favorire la partenza di Hysaj. Che però è rimasto.
“Il mio obiettivo era portarlo via, ci ho provato dal primo minuto fino all’ultimo secondo di calciomercato. Poi purtroppo, per un motivo o per un altro, i presupposti giusti non si sono mai creati. Sono venute fuori dalle opportunità che però non si sono concretizzate. Sicuramente lasciarlo a Napoli non era il mio volere, non avrei mai messi due giocatori miei nello stesso ruolo. Certo, adesso punto e a capo: ha un contratto fino a giugno 2021, lo rispetterà e sarà a disposizione del mister”.

Con Conti avete deciso di restare al Milan.
“Purtroppo è stato uno dei ragazzi più sfortunati in Italia negli ultimi 7-8 anni. Gli voglio particolarmente bene, lo considero uno di famiglia. E’ il padrino di mio figlio, fa parte della mia vita e sono convinto che Andrea dimostrerà a tutti che è tornato ad essere un giocatore forte, che ha superato finalmente gli infortuni. Bisogna dare tempo al tempo”.

Nonostante gli infortuni, questa estate lo volevano in tanti. Soprattutto il Parma.
“D’Aversa ha un bellissimo rapporto con Andrea, l’ha avuto a Lanciano. Il direttore Faggiano ha provato a prenderlo e me l’hanno chiesto anche altri club, sia all’estero che in Italia. C’erano delle opportunità, insomma, ma poi come avrebbe potuto guardarsi allo specchio? Andare via dal Milan significava andare via da sconfitti e io ho sempre detto ad Andrea che deve avere come obiettivo quello di tornare suoi suoi livelli per potere, in futuro, guardarsi alle spalle senza rimpianti. Ad oggi non sappiamo ancora se è o meno un giocatore da Milan, non possiamo dirlo perché a causa degli infortuni non è stato ancora testato. Però adesso sta bene, parte alle spalle di Calabria ma l’importante, come per i cavalli all’ippodromo, è arrivare primi al traguardo. Non partire per primi”.

Confermato a Napoli Mario Rui. Che un anno fa sembrava sul piede di partenza.
“Mario Rui è un giocatore che devi allenare per capire bene le sue qualità. In Serie A, di quel livello, ce ne sono pochi. E poi giocare a Napoli non è uno scherzo, non è come giocare al Milan, all’Inter o alla Roma. Le pressioni che ci sono a Napoli sono devastanti e quando fai bene lì – tra stampa, tifosi e social – vuol dire che hai grandi qualità. E’ vero, sembrava che Ancelotti appena insediato non credesse in lui e invece guardate come è andata a finire. Ora è un intoccabile”.

Ricordiamo il tuo sfogo di qualche settimana su Cellino. Tutto risolto?
“Con Cellino ho avuto un’accesa discussione, ma è uno dei presidenti tra i più simpatici in circolazione. Ho grande stima di lui, è un uomo che fa il presidente da 20 anni e capisce di calcio. Sa costruire le sue squadre senza spendere cifre esorbitanti. Conosce la materia ed è un lavoratore, fa quello che altri non hanno il coraggio di fare. Non va a prendere i giocatori che costano 20 milioni, ma quelli che costano 2 milioni. E poi li rivende a 20”.

Però resta che questa estate avete litigato.
“Ma nella vita bisogna anche litigare se c’è da litigare. Lui è impulsivo, io uguale. Però poi si ha anche l’intelligenza per mettere le cose al loro posto”.

Al centro del progetto Brescia c’è Donnarumma, che per carriera può seguire le orme di Caputo.
“E’ un paragone che ci sta, anche se negli anni in Serie B Caputo ha fatto molto di più di Donnarumma. Sono convinto che a Brescia possa ripercorrere le orme di Hubner. E qui torniamo al discorso di Cellino che rischia e capisce di calcio”.

Cioè?
“Perché ad Empoli non pensavano potesse replicare i gol realizzati in B. Invece, Cellino l’ha tenuto Donnarumma e ha sempre detto che in Serie A farà gli stessi gol realizzati in B. E dalla partenza già sono arrivati i primi segnali”.

Cellino ha deciso di puntare anche su Ndoj e Martella.
“E ti dico già adesso che tra un anno di Ndoj si parlerà tantissimo. Per qualità, può arrivare rapidamente tra le prime 5-6 della Serie A. Da Martella mi aspetto una stagione sorprendente”.

Tornando a Donnarumma: avete mai pensato a un cambio di maglia dopo l’arrivo di Balotelli?
“Assolutamente no. Balo è Balo e ha un passato che altri giocatori del Brescia non hanno. Donnarumma può solo essere contento di avere in squadra un giocatore come lui e di mettersi a sua disposizione”.

In questa Serie A hai anche due portieri: Gabriel a Lecce e Sepe a Parma.
“Sepe è un portiere da grande club e prima o poi se ne accorgeranno. E’ un portiere moderno perché sa uscire, sa giocare con i piedi, è forte tra i pali e ha personalità”.

A Parma hai anche Grassi. Che probabilmente ha sbagliato un paio di trasferimenti.
“Grassi è stato molto sfortunato, come Conti o Caldara. Va al Napoli e si fa male dopo tre giorni, perdendo così sei mesi. Nella stagione successiva era in un grande Napoli, non c’era spazio e a quel punto il club lo rimanda a Bergamo in prestito. Una scelta secondo me non corretta. Poi a Parma, quando stava facendo benissimo, s’è rotto il crociato. Insomma, una bella sfiga. Ma Grassi è un giocatore che per qualità può puntare alla Nazionale”.

A Parma hai anche i due terzini: Pezzella e Laurini.
“A Pezzella manca consapevolezza, perché secondo me è molto forte ma nemmeno lui è pienamente a conoscenza di dove può arrivare con le sue qualità”.

Il giorno prima del passaggio al Parma ha giocato un grande Udinese-Milan.
“Ha dimostrato grande professionalità, perché non è facile calarsi nella parte in quel modo con una trattativa in via di definizione”.

Juventus, Napoli e Inter, chi s’è rinforzata di più?
“L’Inter ha preso più giocatori, ma Juve e Napoli avevano necessità diverse perché già c’era un’ossatura. Difficile fare una classifica, si sono rinforzate tutte e tre”.

Tutte e tre sullo stesso livello nella corsa Scudetto?
“No, l’Inter è ancora un po’ indietro. Ha cambiato tanto e ha bisogno di tempo”.

Anche tu pensi che questa estate ci sia stata una inversione di tendenza, con la Serie A che ha riguadagnato appeal?
“No, non sono d’accordo. La Serie A sarà appetibile quando un giocatore come Lukaku deciderà prima di andare all’Inter e poi al Manchester United, non viceversa. Stesso discorso per Sanchez, che torna in Italia per riscattarsi. Lozano non è un calciatore che arriva dal Barcellona o dal Real Madrid, ma dal PSV Eindhoven. L’Italia è ancora la terza scelta, ci sono prima anche Premier e Liga”.

La rivelazione di questa Serie A?
“Andrea Conti”.

Quale club?
“Mi piace tanto Fonseca, dico la Roma”.

Favorite per la promozione dalla Serie B alla Serie A?
“Empoli, Cremonese, Benevento e Frosinone le quattro squadre più forti”.

Il colpo che ti è rimasto in canna?
“Senza dubbio Hysaj. Per il resto ho fatto tutto, dovevo solo vendermi io…”