Continua la panoramica di Calciomercato.it in vista della sessione invernale del calciomercato, oggi andiamo a fondo nelle dinamiche del calcio italiano con Mario Giuffredi, agente che gestisce tanti giocatori impegnati nei campionati di serie A e B.

La tua storia è all’insegna della gavetta, dalla ricerca dei giovani talenti nei campi di provincia alla gestione di calciatori con ingaggi importanti. C’è spazio ancora nel tuo calcio per un cammino come il tuo?

“Io dico sempre che non riuscirei neanche in dieci vite a tornare indietro e rifare il percorso fatto dai giovanissimi fino al punto in cui sono adesso, oggi per me ripeterlo è impossibile, chi vorrebbe provarci deve inseguire altre strade. E’ cambiato il mondo del lavoro, in particolare nel calcio la meritocrazia non ha purtroppo un grande peso, ci sono ex calciatori che appena smettono si trovano catapultati in ruoli che non gli appartengono perché non ha fatto la gavetta, tutti dovrebbero partire dai settori giovanili e crescere gradualmente, così s’avrebbe l’esperienza giusta. Sono cambiati innanzitutto i presidenti che non vanno alla ricerca di dirigenti che si sono formati attraverso la gavetta, ci sono dinamiche che li spingono verso altre scelte”.

Hai spesso raccontato che punti sul rapporto con i calciatori. Hai mai avuto qualche delusione o dei rimpianti sui giocatori che hai lasciato?

“La mia agenzia ha un record: non abbiamo mai perso un calciatore, siamo noi che in certi casi abbiamo deciso d’interrompere un rapporto e, quando l’abbiamo fatto, la scelta è stata fatta dopo aver dato tante possibilità ai calciatori che magari avevano compiuto degli errori dal punto di vista personale. Non abbiamo avuto mai rimpianti, non è mai successo che dei calciatori con cui abbiamo interrotto il rapporto siano stati protagonisti di carriere straordinarie”

Perché hai questa passione per i terzini?

“E’ stato un caso, io scherzo sempre sul fatto che i procuratori cerchino gli attaccanti per arricchirsi, io, invece, no perché voglio rimanere povero”

Sei partito dai settori giovanili ma hai abbandonato quel mondo. Perché?

“Ho dovuto fare una scelta sulle priorità perché sono molto impegnato, la decisione è stata influenzata da alcuni ragionamenti: Quante squadre italiane investono veramente sul vivaio? Quante credono negli italiani e coltivano l’impegno di portare i giocatori in prima squadra? Questa problematica si riflette poi nella condizione della Nazionale Italiana”

A proposito di Nazionale, c’è il tuo assistito Biraghi che ha convinto Mancini. Pensi che finora abbia ottenuto meno di quello che meritava?

“Se ci fossero stati dirigenti come Corvino che due anni fa l’ha preso quando era retrocesso con il Pescara, Biraghi avrebbe raggiunto risultati importanti qualche anno prima. Ha 26 anni, poteva emergere già a 24, la colpa naturalmente è anche di Biraghi ma ci sono tanti direttori sportivi che non sono attenti”

A proposito della lotta per la qualificazione in Champions League, pensi che il mercato di gennaio possa avere un peso? Nella scorsa stagione durante la sessione invernale sono stati investiti solo 24,5 milioni di euro. Cosa ti aspetti?

“Per me si farà poco, nel mercato di riparazione lavora tanto chi ha fatto male in estate oppure si fanno degli investimenti in prospettiva ma in Italia siamo abituati a pensare solo al presente. Potrà fare qualcosa il Milan, l’Inter, non penso che si muoveranno la Juventus o il Napoli. Il Milan sarà la regina del mercato, oltre Paquetà prenderà altri due giocatori, si muoverà per puntare alla qualificazione in Champions League. Non credo che l’Inter prenderà tre giocatori, la Roma è un punto interrogativo e penso che anche la Lazio farà poco, porterà a casa al massimo un innesto”

Il Milan potrà trovare un rinforzo anche dall’infermeria. Come sta Andrea Conti?

“Conti è pronto, deve rientrare in maniera graduale. Oggi può scendere in campo per uno spezzone, trenta minuti circa, se nel corso del mese di dicembre gli daranno un po’ di minutaggio a gennaio dopo la sosta sarà pienamente a disposizione di Gattuso con la possibilità di avere una gara intera nelle gambe. M’aspettavo già che potesse entrare nelle gare contro Lazio, Parma e Torino”.

Conti, Ghoulam, Chiriches, Luca Pellegrini, Castro e qualche giorno fa anche il tuo assistito Grassi. Come ti spieghi la frequenza così numerosa di infortuni gravi in serie A?

“Non mi so dare una spiegazione, nel corso dell’ultima settimana si sono infortunati Seculin, Castro e Grassi, tre giocatori di serie A che militano in squadre abituate a giocare una sola gara a settimana. Sono incidenti che capitano. L’infortunio ritarderà gli obiettivi di Grassi ma per me è da Nazionale, a marzo sarebbe stato convocato”

Cosa non è andato bene nel suo percorso?

“Alberto da quando sta con noi ha fatto le scelte giuste, stava esprimendo un buon rendimento al Parma che sta disputando un ottimo campionato, poi purtroppo ha subito la rottura del crociato ma arriverà a grandi livelli”

Il Parma può cullare il sogno Europa League a tuo avviso?

“Non credo, deve fare i punti che gli mancano per la salvezza e programmare il futuro. A Parma hanno Faggiano che se non si snatura nel corso del tempo può diventare uno dei migliori direttori sportivi d’Italia ripercorrendo le orme di Corvino, un leccese come lui”

Riguardo alla lotta per la salvezza e l’Europa League, come può modificare gli equilibri il mercato di gennaio?

“Penso che nella lotta per la salvezza ci saranno tanti movimenti, più in questa parte della classifica che al vertice, mi riferisco a squadre come Genoa, Udinese, Empoli, Bologna, Spal, Frosinone”

Come si stanno calando Hysaj e Mario Rui nel calcio di Ancelotti?

“Mario Rui ha avuto tre grandi allenatori: Sarri, Giampaolo e Spalletti, è un ragazzo intelligente, sveglio, furbo e apprende velocemente.Hysaj soffre un po’ di più perché ha avuto solo Sarri, quindi un solo modo di pensare calcio. Bisogna dargli il tempo di mettere a fuoco le richieste del nuovo allenatore. Hysaj era un giocatore valido e lo è ancora oggi, farà rimangiare le parole a tanti se rimarrà al Napoli”

Perché potrebbe andare via? Come procedono le trattative per il rinnovo del contratto? Cosa è successo quest’estate con il Chelsea?

“Siamo fermi, ne riparleremo dopo il mercato di gennaio. Quest’estate poteva andare al Chelsea, Sarri l’avrebbe voluto, ha una clausola di 50 milioni, magari il Napoli avrebbe accettato anche 40-45 milioni. La trattativa non è mai decollata perché De Laurentiis, per liberare Sarri, ha imposto una clausola che vietava al Chelsea di prendere altri giocatori oltre Jorginho.”

Ti da fastidio che s’accostino tanti esterni al Napoli?

“No, perché i miei sono calciatori forti e non hanno paura della sana concorrenza, se dovessero andare via, vuol dire che sono stati acquistati da club di grande respiro internazionale, quindi migliorerebbero la loro carriera”

Di Lorenzo può realizzare lo stesso percorso di Hysaj e Mario Rui, partire dall’Empoli verso le big del nostro calcio?

“Di Lorenzo è un giocatore di grandissimo livello, magari preferiranno spendere 20 milioni fra un paio d’anni, a mio avviso può giocare ovunque, nel Milan no perché c’è Conti, al Napoli se dovesse andare via Hysaj, all’Inter, alla Lazio. La Juventus di Trapattoni faceva giocare Torricelli acquistato dalla Caratese e oggi si ha paura di valorizzare Di Lorenzo, per esempio Biraghi non era pronto per l’Inter qualche anno fa ma non dovevano liberarsene a mio avviso. Solo il Bologna si era fatto avanti con Bigon ma non è più partito Masina che sembrava destinato al Siviglia e, quindi, la trattativa non è mai decollata. Bigon arrivò anche prima di Corvino, Biraghi andò alla Fiorentina a ridosso di Ferragosto”

Hai la sensazione che il calcio italiano sia in profonda difficoltà? Cosa manca secondo te?

“E’ un sistema che va avanti con grande superficialità, manca la qualità più importante: il coraggio. Tutti hanno paura, ho un mio collaboratore che ha 70 anni, mi diceva sempre che bisognava fare ciò che gli altri non riescono o non hanno il coraggio di fare. Ho portato tanti giocatori dalla C alla A, chi osa in questo modo? Faccio un altro esempio: quando Petrachi è andato al Torino, prende tanti giocatori dalla C e dalla B, tra questi c’è D’Ambrosio, preso dalla Juve Stabia, che poi è arrivato all’Inter o alla Nazionale. In altre piazze ci sono anche dei direttori che potrebbero fare queste operazioni ma sono limitati dai presidenti”

Le regole possono essere d’aiuto al calcio italiano?

“No, perché devi essere violentato per ottenere un risultato? Trent’anni fa non c’erano regole particolari e si formavano tanti giocatori di talento, al risultato bisogna arrivarci con la mentalità, non con le regole. La Juventus di Trapattoni prendeva Tacconi, Favero e Vignola dall’Avellino, oggi t’immagini tre titolari della Juventus che provengono da realtà come Empoli o Frosinone per esempio?. Fatevi delle domande: come mai nessun presidente di A punta su direttori sportivi molto validi come Marchetti del Cittadella o Goretti del Perugia? Ad Empoli sono bravissimi perché hanno coraggio, guardate il lavoro che sta portando avanti Accardi. De Laurentiis, Lotito e Corsi sono tra i migliori presidenti d’Italia, sono molto partecipi sotto il profilo operativo, sanno fare calcio”

Il Napoli commetterebbe un errore se riscattasse Ospina decidendo di lasciare Sepe altrove a titolo definitivo?

“Mi auguro per Sepe che vada così, sarei contento per lui”

Lui, invece, ha ancora qualche rimpianto per l’avventura al Napoli?

“Ha Napoli nel cuore, è cresciuto in questo club, è tifoso del Napoli, poi c’è il procuratore che gli vuole bene e gli spiega che bisogna seguire i ragionamenti, non i sentimenti”

Ti ha colpito il rendimento avuto al Parma visto che non era titolare da tre anni?

“Andate a rileggere le mie interviste, ho sempre detto che era il miglior portiere italiano e per me a marzo andrà in Nazionale. Sono abituato a parlare prima”

Il Siviglia di Monchi ha costruito il suo percorso proprio sulla capacità di scoprire dei talenti, valorizzarli e poi rivenderli. Che idea hai sul suo percorso alla Roma?

“Ho conosciuto Monchi solo in occasione della trattativa per la cessione di Mario Rui, per me è un grandissimo direttore sportivo, l’ambiente di Roma non è semplice, è come Napoli”

Pensi che la Roma possa intervenire in modo forte a gennaio?

“Credo che la Roma farà bene anche senza fare tanti acquisti durante la sessione invernale, ha giocatori forti, un ottimo allenatore e un valido direttore sportivo”

L’obiettivo di Donati è rientrare in Italia?

“Si, deve tornare, è stato valutato male, anche nel suo caso c’è stata superficialità. Come Biraghi non era pronto per l’Inter, ma perché le squadre di fascia medio-bassa non l’hanno richiesto? Qualche contatto c’è stato ma è presto, è in scadenza di contratto, a partire da febbraio può firmare a parametro zero”

Da un terzino all’altro, che prospettive ha il tuo assistito Zampano?

“Come caratteristiche assomiglia a Lazzari e non ha nulla da invidiare all’esterno della Spal ma deve esprimere con più continuità le sue qualità, finchè lo farà a fasi alterne non arriverà nelle grandi squadre, mentre Lazzari in questo momento esprime con maggiore frequenza prestazioni importanti e perciò è in questo momento più pronto di Zampano”.

In serie B, invece, cosa può cambiare il mercato di gennaio?

“Si, per me spenderanno tanto in B, ci sono dieci squadre che si giocano i primi due posti e l’accesso ai play-off, forse può scappare solo il Palermo e il mercato di gennaio può incidere tanto”