Chissà, forse potrebbe essere anche il matrimonio perfetto. Lo sbarco nella Roma – storicamente imperiale – di Jordan Veretout e quasi come se Asterix e Obelix si fossero arruolati nelle file delle legioni di Giulio Cesare. Ancenis, cittadina di poco più di diecimila anime è infatti situata nella «Marche de Bretagne», ai confini dell’antica Armorica, immortalata appunto da Uderzo e Goscinny. E se un luogo del genere ha svezzato il nuovo centrocampista dei giallorossi, possibile che – oltre a geometrie – Veretout possa portare in dote l’inventiva di Asterix e la forza di Obelix.
L’equilibratore

Innanzitutto, però, a Paulo Fonseca serve altro. Alla fine della sosta, quando la Roma scenderà in campo all’Olimpico contro il Sassuolo, tutti si aspettano che il francese faccia fare progressi alla squadra sotto due punti di vista: la gestione della palla (da svolgere con efficacia e senza rischi) e la copertura di una retroguardia molto esposta anche per via degli esterni difensivi parecchio alti (perciò garantire un filtro ottimale sugli avversari e un migliore posizionamento quando i rivali rubano palla o superano il primo pressing). Come si vede, tutte caratteristiche importanti per un regista sia pur atipico. «Sto giocando basso e mi piace – ha spiegato poco tempo fa alla “Gazzetta” –. Ma posso essere anche l’altro mediano, quello un po’ più alto. Non è un problema, l’importante è l’equilibrio». Non basta. Veretout potrebbe fungere da vertice basso anche qualora si cambiasse il sistema di gioco, optando per il 4-3-1-2. Per questo l’allenatore portoghese lo ha fortemente voluto, convincendolo anche attraverso una bella telefonata. «Mi ha detto che aveva già visto molte mie partite, che gli piaceva come giocavo e che mi voleva con lui. Poi mi ha spiegato il suo calcio. È stato fondamentale, se sono qui è anche perché lui mi ha convinto e mi ha fatto sentire la sua fiducia». Come quella che Pellegrini ieri, alla fine della partita con l’Armenia, ha espresso per Mhkitaryan, suo prossimo compagno: «È un gran bel giocatore. Ci sarà davvero utile»

Calci piazzati

Ma Veretout è anche molto altro. Ad esempio un eccellente esecutore di calci piazzati (punizioni e rigori compresi) ed un guerriero. Sul primo fronte, se la dovrà vedere con la concorrenza di Kolarov. «Se c’è bisogno posso dare una mano, ma non è la priorità, non è il mio obiettivo», ha detto Jordan. Sul secondo, invece, è stato lui stesso a descriversi. «Al primo allenamento avevo subito un tunnel che mi aveva fatto Dzeko. Mi sono girato per guardarlo male, poi ho visto quanto è grosso e ho detto: “Va bene così”. In allenamento ci può stare, in partita no. Lì mi arrabbio». Ecco, proprio come succedeva ad Asterix ed Obelix, meglio non farlo innervosire. Veretout può essere davvero la carta vincente della nuova Roma che sta nascendo. D’altronde, anche nelle legioni romane gli stranieri di valore erano sempre accolti a braccia aperte.