Altro che ferie, casa Veretout sembra un campo di addestramento militare tra elastici, corde, panche e percorsi. Vale pure per le piccole Aalyah e Kaylie, che guardano con curiosità papà Jordan mentre solleva i pesi ed esegue centinaia di flessioni in giardino. La Roma ha dato ai suoi calciatori degli esercizi da fare in casa, una scheda per non perdere la forma fisica. Ebbene, il soldato Veretout la sta eseguendo al massimo dell’intensità con l’obiettivo di farsi trovare pronto non appena terminerà il congedo forzato.
IMPRESCINDIBILE. L’infortunio alla caviglia sinistra è superato. È stato solo un piccolo stop, in realtà, con un paio di giorni senza campo tra la trasferta di Gand (dove ha ricevuto un colpo) del giovedì e la partita di Cagliari della domenica, in cui è subentrato a 5’ dalla fine. La forza del francese risiede proprio in questa preziosa capacità di gestire le energie. Ascolta i consigli dei medici, ma solitamente decide autonomamente. Il francese sa bene quando è tempo di forzare, di stringere i denti o addirittura di fermarsi. Ne ha dato esempio ad agosto, chiedendo allo staff giallorosso più giorni per completare il percorso di riatletizzazione. Dalla Fiorentina (prestito di 1 milione, obbligo di riscatto a 16 più bonus, con contratto fino al 2024) era arrivato scarico. «Devo lavorare ancora un po’ per mettermi al pari con gli altri» disse prima del derby. E così, la Roma l’ha avuto a disposizione solo a metà settembre. Curiosamente, da quando Fonseca ha detto di essersi “italianizzato” non l’ha più tolto dal campo: 24 partite di fila in Serie A (22 da titolare, 2 dalla panchina) con 2 gol, 8 su 8 in Europa League (1 rete) e 2 su 2 in Coppa Italia, dal 15 settembre al 15 dicembre. E poi c’è una caratteristica importante: Veretout è un jolly equilibratore che sa lottare e giocare di fino, abbinando quantità e qualità. Mezzala, regista, incontrista o trequartista, in fondo che differenza fa? «Gioco dove serve» disse il giorno della sua presentazione a Trigoria. 
SPERANZA BLUES. Buone le prestazioni accanto a Cristante o a Diawara, ma le cose più interessanti le ha fatte vedere tra fine ottobre e metà novembre, nei giorni dell’emergenza tattica, in coppia con Mancini nel 4-2-3-1 che diventava 4-1-4-1. Il Napoli è partito alla carica, ricevendo per il momento un secco no. L’unico “spazio azzurro” nella testa di Veretout ha a che fare con la sua nazionale, con cui ha vinto un Mondiale Under 20 nel 2013. I giorni del Coronavirus gli hanno almeno regalato una speranza blues: per giugno non sarebbe mai riuscito a scalare le gerarchie del CT Deschamps. Con il rinvio dell’Europeo all’estate 2021 avrà una stagione in più per riprendersi quella maglia che non trova dai tempi dell’Under 21.